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Coronavirus e cambiamento: trasformazioni in atto

coronavirus: trasformazioni nei consumi e nella produzione

E’ indubbio: il Coronavirus sta producendo un cambiamento epocale. La pandemia in corso ha portato a trasformazioni consistenti nei consumi e nella produzione in generale. Noi vogliamo approfondire gli aspetti che, dall’inizio dell’emergenza, hanno interessato il mondo lattiero caseario.

Latte: la produzione continua

Anche in questi giorni di congelamento della vita sociale e di svariate attività commerciali, nelle stalle, le bovine da latte continuano a produrre latte. Dallo scoppio dell’emergenza, il primo settore ad andare in crisi è stato quello della zootecnia, perchè le mucche devono essere munte tutti i giorni.

Le restrizioni agli spostamenti e la serrata di bar e ristoranti hanno messo in crisi la filiera del latte, facendo crollare la domanda e, di conseguenza il prezzo. Gli allevatori non sanno cosa fare del latte in eccesso, che spesso viene buttato via. A questo proposito, Coldiretti porta avanti la sua battaglia con il Ministero della Salute affinchè tutte le aziende di trasformazione del latte blocchino l’acquisto di latte proveniente dall’estero per comprare solo materia prima italiana. Desiderio per molti versi legittimo, ma in contrasto con le logiche industriali.

Le trasformazioni dei consumi ai tempi del coronavirus

Con qualche eccezione, anche la produzione dei derivati del latte ha subito cambiamenti a causa del coronavirus. Questo è dovuto al forte cambiamento delle abitudini di consumo della popolazione, che ha penalizzato gli acquisti di latte fresco e di alcune tipologie di formaggi, in particolare mozzarella e molli in generale. Solo il tempo dirà se queste trasformazioni saranno passeggere o si radicheranno come nuove abitudini di consumo.

coronavirus: trasformazioni nelle abitudini di consumo

La chiusura di bar e ristoranti ha generato surplus

La chiusura di un ampio canale di distribuzione qual è l’ho.re.ca. ha influenzato grandemente la produzione anche di quei formaggi o derivati che, secondo le rilevazioni della Nielsen hanno subito un’impennata nelle vendite nel canale della Grande Distribuzione (per esempio le mozzarelle che nella settimana tra il 9 ed il 15 marzo hanno registrato un +43,4%, oppure il burro che, nella stessa settimana, ha segnato un +71,2%).

Per esempio, la vendita delle mozzarelle di bufala avviene in gran parte nell’ambito della ristorazione. Con la chiusura di bar e ristoranti, il settore del latte bufalino è entrato in crisi. Per questo prodotto, che altrimenti sarebbe stato lasciato a terra dai caseifici, si è scelta per lo più la via della congelazione: una decisione che ha condotto addirittura ad una modifica temporanea al disciplinare di produzione della Mozzarella di latte di Bufala Campana.

Cambiamenti e coronavirus: trasformazioni nei supermercati

Uno dei maggiori cambiamenti causati dal Coronavirus è quello legato al banco taglio, chiuso in alcuni punti vendita. Vengono prediletti gli acquisti dei preconfezionati o del libero servizio. In aggiunta, i consumatori sono orientati maggiormente verso beni a lunga scadenza o a stagionati. Ne soffrono quindi particolarmente i formaggi molli e tutta la filiera dell’erborinato. Il Consorzio per la tutela del formaggio gorgonzola Dop ha diffuso un comunicato in cui rivela che alcuni associati hanno subito perdite fino al 65% a causa degli importanti cambiamenti in atto.

Al contrario, nell’ultima settimana di marzo, le vendite di mascarpone hanno sfiorato il +100% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Ad oggi è difficile fare previsioni sui cambiamenti che si consolideranno in una nuova realtà al termine dell’emergenza. Sarebbero però auspicabili una razionalizzazione produttiva ed una maggiore coesione del sistema industriale dell’intero settore.